L’analisi. Il deputato non è ostile all’iniziativa: «Troppo dipendenti dall’estero, è giusto aprire ai rigassificatori»
Corriere del Mezzogiorno - 24 maggio 2008 di Michelangelo Borrillo
Scarica l'articolo in formato pdf
pagina2
OTRANTO—Nucleare sì, ma non da solo. E magari con un patto bipartisan in Parlamento. È l’opinione del parlamentare pugliese del Pd, Francesco Boccia, intervenuto giovedì sera alla prima giornata del Convegno «Democrazia e Medio Oriente»- organizzato dalla Fondazione Il Vicino Oriente - in scena al castello di Otranto. «L’Italia dipende all’80% dal gas estero - ha spiegato Boccia - e questo non va bene. Anche con la costruzione di 4-5 rigassificatori la dipendenza dal gas estero rimarrà. L’unica cosa seria che si può fare è cambiare il mix attuale».
Spazio al nucleare, quindi, anche dal centrosinistra. «Senza pensare, però - avverte Boccia - che con il nucleare si risolvano tutti i problemi. Se è vero, infatti, che il nucleare è l’unica fonte termica che non produce anidride carbonica, è altrettanto vero che nel mix non si può prescindere dall’energia da fonti rinnovabili. Quindi, sostegno alla ricerca per carbone pulito, rinnovabili e avvio del processo che ci porterà al nucleare iniziando a finanziare la ricerca applicata alle nostre imprese. Evitando, però, di creare anche nel nucleare una situazione di monopolio od oligopolio dei grandi gruppi consentendo anche all’imprenditoria privata medio piccola di continuare a investire nell’energia da fonti rinnovabili».
E al convegno di Otranto erano presenti rappresentanti sia dei grandi gruppi - la Edison - sia dell’imprenditoriamedio- piccola - Italgest - attiva nelle rinnovabili. «Arrivare al 17% dei consumi da energia rinnovabile - ha sottolineato Paride De Masi, amministratore delegato di Italgest - non è più un’opzione, ma un obbligo imposto dalle direttive Ue, in caso contrario si va incontro a sanzioni. Anche il nuovo presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha posto nel discorso di insediamento la necessità del nucleare, ma sempre all’interno di un mix energetico ». Il problema, però, è anche il costo dell’energia. «Nel 1999 il petrolio costava 10 dollari al barile ha ricordato Elio Ruggeri, responsabile del progetto Igi che porterà proprio a Otranto il gasdotto dell’Edison nel 2012 - nel 2006 a 60 dollari, oggi a 135 e secondo gli analisti potrà sfondare anche quota 200. L’Italia, anche grazie alla Edison, è stata tra i primi pesi in Europa ad avviare già nel 1980 lo switch da olio a gas. E la crescita del mercato è stata enorme: oggi si consumano in Italia 90 miliardi di metri cubi di gas, ma se ne producono solo 10. È evidente che occorrono infrastrutture di importazione. Nel prossimo mese di ottobre Edison inaugurerà il rigassificatore di Rovigo, ma dopo 11 anni di battaglie con tutte le ammministrazioni, nazionali e locali, che si sono succedute: la cabina di regia per i rigassificatori dell’ultimo governo è stata una lodevole iniziativa, ma infruttuosa. Per questi motivi, l’Europa deve guardare a Paesi come Iran, Iraq, Azerbaigian, laddove sono presenti il 35-40% delle riserve naturali mondiali di gas. Oggi l’Europa consuma 550 miliardi di metri cubi di gas, nel 2020 ne consumerà 750 e la produzione calerà: si dovranni importare altri 250 miliardi di metri cubi. Perciò bisogna guardare al di là del Caspio ed è importante farlo senza passare dalla Russia, per non essere comunque dipendenti da quel mercato. Per questo il gasdotto dell’Edison che porterà il gas dal Caspio a Otranto rappresenterà una svolta epocale ». «Il rischio - gli ha fatto eco Biagio Longo di A2A - è che si ripeta il black-out del 2006 quando l’Ucraina decise di chiudere il rubinetto del gas». La speranza arriva, invece, dalle considerazioni dell’analista strategico Gianluca Ansalone. «Le riserve di petrolio non finiranno, a quella "facili" si aggiungeranno quelle "difficili", sottomarine e delle calotte polari ». Ma a che prezzo?
Copyright 2008 © Editoriale del Mezzogiorno s.r.l.







