Misteri / I retroscena della diplomazia segreta tra Usa e Iran
da il Riformista del 15 aprile 2008 di Francesco De Leo
Track two, secondo tracciato, è il nome con cui sono chiamati gli incontri segreti tra stati, quelli non ufficiali, paralleli, anche detti back channel diplomacy e conosciuti dai diplomatici come confidence- building measures, CBM, tattiche di costruzione della fiducia.
Sull’Indipendent di ieri Thomas Pickering, ex Sottosegretario americano per gli Affari politici dal 1997 al 2001, terza carica al Dipartimento di Stato di Washington con una carriera diplomatica di ben quarant’anni, dichiara che Stati Uniti e Iran hanno condotto negli ultimi cinque anni colloqui segreti sul programma nucleare iraniano e su altre questioni legate ai rapporti bilaterali. La rivelazione dell’esistenza di un canale tra Iran e Usa coincide con la recente pubblicazione di proposte di tre esperti americani, tra cui Pickering, che mirano a superare l’impasse tra Iran e Occidente sulle ambizioni nucleari di Tehran. “E’ assolutamente vero”, dice al Riformista una fonte che chiede di rimanere segreta. “Di questi incontri se ne sono svolti tanti…anche in Italia”. Chi parla è un accademico, è stato con il suo think-tank “parte attiva”, a volte ospite, a volte organizzatore, di questi colloqui. “Sono aperti a funzionari governativi, ex militari e professori. Se ne sono tenuti a Ginevra, in Canada, da varie parti e anche recentemente qui da noi… anche quest’anno”. Gli chiediamo di descrivercene il clima. “L’atmosfera è molto cordiale, gente che si conosce da tempo, sono sempre più o meno gli stessi personaggi. Il clima è molto più amichevole e molto meno antagonista di quanto si possa immaginare…parlerei francamente di amicizia. Non è facile rendere l’idea”, prosegue il professore, “ma sono incontri di cui si discute di tutto e con poche prevenzioni. La vera difficoltà è il delivering, il vero problema il risultato, il raggiungimento dell’accordo. Ricordo di incontri in cui si è avuto un delivering alto a livello iraniano, ma che non ha portato a conclusioni perché c’erano troppi ostacoli, non c’era il clima giusto, non c’era la volontà politica, soprattutto da parte americana, ma anche europea”. Ci dica di più. “Posso dirle soltanto che in alcuni incontri sono state formulate delle ipotesi di compromesso, sia sull’arricchimento, sia sulle verifiche. Sono stati fatti passi molto concreti, ma non c’è mai stato il sostegno politico definitivo”. Ma i colloqui organizzati da lei che importanza avevano da un punto di vista diplomatico? “Sono tutti riservati, track two li definiamo…ma il governo ne è assolutamente a conoscenza. Faccio parte di un centro di ricerca che, con il consenso del Ministero degli Affari Esteri, organizza e partecipa a questi incontri di diplomazia parallela”. Gli chiedo chi sono i partecipanti iraniani. “Il coté e quello dei tecno-conservatori e dei conservatori tradizionali. I riformisti è inutile contattarli, non hanno peso. E’ utile confrontarsi con i conservatori vicini al leader della Repubblica Islamica e con gli uomini dell’ex Presidente Rafsanjani”. Insomma che strano. L’Italia è protagonista di questa diplomazia ufficiosa e resta fuori dai negoziati ufficiali a cui partecipano Usa, Russia, Cina e la troika europea. “Inizialmente fu Berlusconi a non voler aderire. Ora non ci permettono di entrare. Ufficialmente la motivazione è che non siamo un Paese che possiede tecnologia nucleare, sostanzialmente sono gli europei ad essere contrari alla nostra partecipazione”. Gli chiediamo in ultimo che idea si è fatta su questa questione nucleare iraniana. La comunità internazionale è spaventata, Bush continua a minacciare l’Iran considerandolo il nemico numero uno della pace e della stabilizzazione del Medio Oriente. “Diciamo così…”, si sofferma l’esperto professore per soppesare al meglio le parole. “E’ un problema serio, ma non in modo così eccessivo. Il problema è stato ridotto tutto al nucleare, e tutto il nucleare all’arricchimento. Lo considero un errore clamoroso”. Prossimi sviluppi? “Non mi faccia dire di più…però in futuro potrebbero esserci iniziative europee molto interessanti ”.
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