« Iran, 14 marzo 2008. Elezioni parlamentari | Principale | Le centrifughe di Mahmoud. »

Conversazione con Langton dell'IISS "E' presto per definirla una guerra sbagliata"

da il Riformista del 20 marzo 2008 di Francesco De Leo

Ha trascorso trentadue lunghi anni nell’esercito britannico, Cristopher Langton. Comandante di un  reggimento nell’Irlanda del Nord, al comando di una missione Onu in Georgia, vari incarichi in Russia, Caucaso meridionale e Asia Centrale, è oggi a capo del dipartimento Defence Analysis dell’International Institute for Stratecic Studies, il più autorevole think-tank al mondo sui conflitti politico-militari.

Dal suo studio, in Temple Place a Londra, conversa con il Riformista sul conflitto iracheno, giunto ormai al suo quinto anno. 1.826 giorni di guerra, 3988 morti, 30 mila feriti gravi, un immane sforzo americano per portare in quei posti lontani la democrazia, comincio con il chiedergli se sia stato pagato il giusto. “Il piano originale non era tanto quello di esportare la democrazia, quanto quello di rimuovere Saddam Hussein”, mi risponde Cristopher Langton. “E poi c’era la convinzione, successivamente risultata infondata, della presenza di armi di distruzione di massa. È comunque troppo presto per giudicare realisticamente se i costi siano stati congrui agli obiettivi raggiunti”. La surge strategy del Generale David Petraeus ha sicuramente diffuso ottimismo. “Nell’immediato è indubbio che sia stata una strategia positiva. Ci sono segnali di soddisfazione all’interno del governo iracheno”, dice Langton, “e motivo di questo è che la strategia di Petraeus è ritenuta in grado di portare stabilità in Iraq, specialmente nell’area di Baghdad. Attenzione però, la stabilità in Iraq è una questione molto locale, che ha a che fare con le comunità dei diversi luoghi, non credo sia tanto corretto parlare di stabilità nazionale. C’è ancora tanto lavoro da fare in questa direzione. Anche se Al Quaeda”, prosegue il Colonnello, “avesse subito effettivamente tutti i danni di cui si parla, non dovremmo commettere l’errore di dimenticarci di tutti gli altri gruppi di insorti e delle varie sette religiose. La sicurezza è una questione che rimane aperta. Voglio dire che se anche Al Quaeda risultasse sconfitta in Iraq, questo non vorrebbe dire automaticamente vittoria. Sarebbe un successo dal punto di vista tattico, non dal punto di vista strategico”.

A proposito di Al Quaeda, chiedo al Colonnello Langton se ha letto quelle dichiarazioni dell’ex capo dello staff di Tony Blair, Jonathan Powell, pubblicate sul Guardian. “Sì…sì... sono rimasto decisamente sorpreso”. Powell, oggi banchiere per Morgan Stanley, ha scritto che se fosse ancora a Downing Street avrebbe aperto un canale con il gruppo terroristico. “Lui era lì ai tempi dei negoziati con l’Ira, la sua analisi è molto influenzata da questo. La situazione è totalmente diversa, in Irlanda si trattava di un gruppo nazionalista che voleva riottenere un territorio perso, con Al Quaeda le cose sono molto più complicate. Parlare con gruppi come l’Ira o Hamas è relativamente facile, sono questioni legate al territorio. Al Quaeda vuole distruggere il modo di vivere occidentale, i nostri valori. Con loro non c’è proprio nulla da negoziare”.

Più volte columnist inglesi hanno colpevolizzato l’ex premier Tony Blair di non aver fatto valere le lezioni che gli inglesi avevano imparato dalla storia, nel suo rapporto con l’alleato Bush. Tanti errori commessi durante la guerra con l’Iraq forse sarebbero stati evitati.  “La questione è attinente al fatto che, da noi in Inghilterra, una delle priorità assolute è mantenere questa relazione speciale con gli Stati Uniti. Sembra che Blair abbia deciso di partecipare a questa guerra una volta chiaro che l’America  sarebbe comunque andata in Iraq ad ogni costo, anche da sola. Non potendola abbandonare, in virtù di quel sacro rapporto atlantico ha deciso di parteciparvi. Insomma, alla fine”, dice Langton al Riformista,  l’importanza di questa relazione ha prevalso”. Ma quali errori sono stati commessi? Gli chiedo. “La fase iniziale dell’operazione militare ha avuto molto successo, sino a quando Saddam è stato deposto e gli iracheni si sono arresi. Fin qui tutto bene. Poi tre cose sono andate male. La prima è stata la mancanza di truppe nel periodo seguente al conflitto, dovuta alla scelta di Rumsfeld di non ascoltare i suoi consiglieri. Poi la de-bathificazione. Il partito Bath era un collante per il Paese, ne reggeva la struttura globale. Rimosso il partito tutte queste strutture sono venute meno e il Paese è caduto in una situazione di totale anarchia. Il terzo motivo”, prosegue il Colonnello Langton,  “ha sempre a che vedere con la mancanza di truppe, in questo caso, nella fase di stabilizzazione. Una grande quantità di materiale esplosivo e munizioni, che si trovavano in vari siti all’interno del territorio iracheno, sono rimasti senza controllo e questo ha costituito un opportunità per gli insorti e per Al Quaeda di  trovare una fonte di armi da usare contro gli americani e i loro alleati”.

Sulla guerra pare che il premier inglese Gordon Brown aprirà un’inchiesta. “L’opposizione politica è da molto tempo che chiede questa commissione d’inchiesta”, risponde Langton. “C’è stata sempre molta resistenza da parte del governo, ma ora che Tony Blair è uscito di scena non credo che Gordon Brown potrà ancora resistere per molto. A qualche mese dalle elezioni politiche non mi sembra una scelta opportuna. Finirà per essere strumentalizzata”. La BBC ha diramato giorni fa i risultati di un sondaggio fatto in Iraq. Più del 50% degli iracheni sostiene che la propria vita è migliore rispetto a quella degli anni scorsi. Allora ne è valsa la pena? “Ci vuole ancora tempo per questi giudizi. Consideri che parliamo di un miglioramento di vita rispetto al 2003, non a prima delle operazioni militari. Ma mi chiedo. Quanto siamo disposti a rimanere laggiù perché continuino a migliorare?”

©opyright  Edizioni Riformiste Piccola S.c.p.a.

il Vicino Oriente

  • Fondazione il Vicino Oriente il Vicino Oriente - trasmissione di Radio Radicale Corrispondenze dal Medio Oriente il Vicino Oriente - il giornale eventi scriveteci

Radio Radicale

Reportage Fotografico dall'Iran Gen. 2008

  • Reportage Fotografico dall'Iran Gen. 2008

Reportage Fotografico dal Libano Set. 2007

  • Reportage Fotografico dal Libano Set. 2007

il Vicino Oriente - trasmissione di Radio Radicale

RadioRadicale.it

licenza d'uso

  • Creative Commons License
    Eccetto dove diversamente specificato, i contenuti di questo sito sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 3.0