Il presidente a Baghdad per la prima volta dopo la guerra. La questione curda.
da il Riformista del 25 febbraio 2008 di Francesco De Leo
Il ricordo del milione di morti, dell’iprite e del tabun lanciati con le bombe dagli aeroplani e degli enormi danni economici, accompagnerà il Presidente iraniano Ahmadinejad nel suo prossimo viaggio in Iraq. E’ un viaggio storico, le diplomazie dei due paesi ci lavorano giorno e notte da qualche mese, anche se per evidenti motivi di sicurezza incontri e date non possono essere ancora ufficializzati. Il leader iraniano sarà a Baghdad domenica 2 marzo, dovrebbe rimanerci un paio di giorni e, accompagnato da diversi ministri, incontrare il Presidente iracheno Jalal Talabani e il Primo Ministro Nouri al-Maliki.
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da il Riformista del 19 febbraio 2008 di Francesco De Leo
Ottantamila uomini, tra soldati e poliziotti, hanno vigilato su quella che potrebbe essere per il Pakistan la vera transizione dall’epoca delle dittature militari a quella della democrazia. In una giornata dichiarata di festa, con i mercati finanziari e le scuole chiuse, ieri tantissime urne di plastica trasparente bianca attendevano gli ottantuno milioni di pakistani aventi diritto al voto. Non hanno risposto in massa, non c’è stata una grande affluenza nei 64.000 seggi elettorali, eppure le elezioni di ieri sono le prime realmente libere nella storia del Pakistan contemporaneo, funestato dagli eterni conflitti tra regimi militari golpisti e corrotti governi ‘democratici’. Si è votato per eleggere i propri rappresentanti nell’Assemblea Nazionale e nelle quattro Assemblee Provinciali, ma è stata la paura, l’incubo dell’attentato, ad evitare che tanti pakistani suggellassero con il voto la debacle della Lega musulmana del Pakistan-Q, il partito di Perwez Musharraf, condannato dai sondaggi.
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